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Accesso alle terapie per l’epatite C con antivirali diretti: le barriere negli USA

I farmaci antivirali diretti (DAA, Direct Antiviral Agents) utilizzati per la terapia dell’infezione cronica da HCV hanno dimostrato un’elevatissima efficacia, vicina al 95%. In ragione di ciò alcuni organismi scientifici hanno ipotizzato la possibile eradicazione del virus nell’arco dei prossimi due decenni. Il costo di questi farmaci, però, rappresenta un problema anche per i Paesi ad economia più sviluppata, che hanno posto limitazioni all’accesso alla terapia, riservata ai casi di fibrosi avanzata e senza cofattori di danno epatico, in particolare se correlato ad abuso alcolico o di droghe. Ciò accade anche negli USA, dove la National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine ha sottolineato l’importanza dell’obiettivo di eradicazione dell’HCV dal paese, prevedendo che sia raggiungibile per il 2030 grazie a questi farmaci efficaci seppur costosi. Come è noto, il sistema sanitario statunitense si basa su assicurazioni, private ma anche pubbliche, che in teoria non dovrebbero limitare l’accesso ad un trattamento per ragioni di tipo esclusivamente economico. E’ stato recentemente pubblicato uno studio prospettico, condotto da ricercatori dell’Ohio e della Pennsylvania sulle prescrizioni di DAA effettuate tra gennaio 2016 ed aprile 2017 (16 mesi) in 45 stati USA, che ha evidenziato che persistono rilevanti limitazioni all’accesso a questi farmaci. Su 9025 prescrizioni specialistiche di DAA nel periodo di osservazione, infatti, ben 3200 (35.5%) non hanno ricevuto l’approvazione da parte delle assicurazioni e le terapie non sono state quindi erogate. Pur con una importante variabilità a seconda della tipologia assicurativa (dal 15% al 53%), a circa un terzo dei pazienti con indicazione specialistica al trattamento con DAA viene dunque negato l’accesso alla terapia. Va anche sottolineato che gli autori hanno osservato un incremento del fenomeno nel corso dello studio (dal 27.7% del primo quadrimestre al 43.8% dell’ultimo), indipendentemente dal tipo di assicurazione.
Nonostante siano ormai numerosi gli studi farmacoeconomici che evidenziano i benefici delle terapie con DAA nel lungo termine, a fronte di un investimento ingente iniziale, grazie alla riduzione della mortalità e delle complicanze legate alla cirrosi da HCV, persiste, anzi si accresce, la limitazione dell’accesso a questi farmaci. Gli autori dello studio sottolineano pertanto che è necessario intervenire in questa direzione, incrementando il numero dei pazienti trattati, se si vuole perseguire e raggiungere secondo le previsioni l’obiettivo dell’eradicazione dell’HCV e sottrarre i pazienti dal rischio di complicanze epatiche ed extra-epatiche dell’infezione.


Pubmed

Absolute Insurer Denial of Direct-Acting Antiviral Therapy for Hepatitis C: A National Specialty Pharmacy Cohort Study

Gowda C, Lott S, Grigorian M, Carbonari DM, Saine ME, Trooskin S, Roy JA, Kostman JR, Urick P, Lo Re V 3rd.
Absolute Insurer Denial of Direct-Acting Antiviral Therapy for Hepatitis C: A National Specialty Pharmacy Cohort Study
Open Forum Infect Dis 2018;7:5(6):ofy076.

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