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Aggiornamenti emergenza Zika virus: attuale circolazione e nuovi casi “d’importazione” nel Regno Unito

Continua altissima l’attenzione del mondo scientifico e, ancor più, quella mediatica sull’associazione temporale e geografica tra l’infezione da Zika virus (ZIKV) e l’emergenza di patologie neurologiche (in particolare la sindrome di Guillain-Barré) e microcefalia. Dallo scorso mese di Ottobre si sono registrati in Brasile circa 1.5 milioni di casi d’infezione da ZIKV e 4000 casi di microcefalia neonatale in sospetta correlazione con l’infezione virale contratta durante la gravidanza. Come evidenziato anche in queste pagine, dal 1 Febbraio la World Health Organization (WHO) ha dichiarato l’infezione da ZIKV come un’emergenza internazionale di salute pubblica. Al 1° Febbraio 2016 (Figura), come riportato dalla prestigiosa rivista ‘The Lancet’ nel numero del 6 Febbraio 2016, la trasmissione attiva dello ZIKV è stata registrata in 28 paesi e territori, soprattutto nelle Americhe, e la rapida diffusione del virus sarebbe essenzialmente legata a 2 principali ragioni: la popolazione immunologicamente mai esposta (naïve) allo ZIKV e l’ubiquitaria presenza della zanzara vettrice ‘Aedes’ (dalle regioni meridionali degli USA fino a quelle settentrionali dell’Argentina, escluso il Cile continentale, in un’area abitata da circa 500 milioni di persone). Secondo un modello matematico basato sui dati dell’infezione da virus dengue, che ha iniziato a circolare nelle stesse aree sin dagli anni Ottanta, la WHO stima che si registreranno nelle Americhe circa 3-4 milioni di casi d’infezione (inclusi quelli asintomatici) nei prossimi 12 mesi.

In uno studio recentemente pubblicato su ‘The Lancet’, ricercatori dell’Istituto Pasteur della Guyana hanno analizzato integralmente il DNA dello ZIKV, evidenziando che il ceppo circolante in America Latina somiglia molto (oltre il 99% di omologia) a quello che ha colpito l’area del Pacifico tra il 2013 e il 2014. L’analisi è stata condotta a partire da un prelievo su un uomo della Repubblica del Suriname, ricoverato nel 2015 con eruzione cutanea e congiuntivite, risultato positivo allo ZIKV e negativo a dengue e chikungunya (malattie ‘sorelle’, sempre trasmesse dalle zanzare).

Il soggiorno in aree ad alta circolazione di ZIKV è responsabile dei casi registrati in altre parti del mondo. I recenti quattro nuovi casi nel Regno Unito, come riporta Adrian O’Dowd sul numero dell’11 Febbraio del ‘British Medical Journal’, infatti, sono da correlarsi con il soggiorno in paesi sudamericani, piuttosto che ad una diffusione continentale a partenza dallo stesso Regno Unito. Intervistati, poi, sul punto, gli esperti dichiarano che l’incremento della microcefalia potrebbe essere legato a cause virali o genetiche, i cui meccanismi sono poco conosciuti, e che l’evidenza circostanziale, sebbene in crescita, non sia interamente conclusiva. Dei 400 casi confermati di microcefalia in Brasile, infatti, l’infezione da ZIKV è stata dimostrata in soli 17 neonati; non si conosce realmente la proporzione di nati infetti da ZIKV ed è difficile dimostrare virologicamente che i difetti neonatali siano ascrivibili all’infezione.

Alla mobilitazione mondiale che tenta di rispondere ai numerosi interrogativi intorno all’emergenza ZIKV, fa eco il significativo investimento economico di circa 1.8 miliardi di dollari annunciato dal Presidente degli Stati Uniti per combattere il virus e mettere a punto la strategia definitiva del  vaccino.

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Figura. Paesi e territori in cui è registrata l’infezione da Zika virus al 1° Febbraio 2016

 


UK records four cases of Zika virus in past six weeks.

O’Dowd A.
BMJ. 2016 Feb 11;352:i875. doi: 10.1136/bmj.i875.
Link Pubmed: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26868672

Zika virus genome from the Americas.

Enfissi A, Codrington J, Roosblad J, Kazanji M, Rousset D.
Lancet. 2016 Jan 16;387(10015):227-8. doi: 10.1016/S0140-6736(16)00003-9. Epub 2016 Jan 8.
Link Pubmed: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26775124

Concern over Zika virus grips the world.

Samarasekera U, Triunfol M.
Lancet. 2016 Feb 3. pii: S0140-6736(16)00257-9. doi: 10.1016/S0140-6736(16)00257-9.
Link Pubmed: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26852261

 

 

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