Seconda intervista al Giudice Iadecola sul Ddl Gelli–Bianco: l’importanza del rispetto delle linee guida dei principi di autonomia e libertà dell’arte medica

La riforma Gelli –Bianco, rimarca l’importanza del rispetto delle linee guida, già atto dovuto nella Balduzzi, ma qui vengono espressamente indicate le buone pratiche a cui il medico deve attenersi nell’esercizio della professione. Il medico può così conoscere, prima della commissione del fatto, ciò che è penalmente sanzionato.

Tuttavia, le linee guida non rappresentano un vincolo assoluto, imprescindibile, tanto da spersonalizzare e burocratizzare un precetto deontologico inteso come libertà dell’arte e della scienza, che conferisce ad ogni medico la libertà diagnostica e terapeutica sulla base della propria esperienza e della propria sensibilità professionale. Ne deriva che, in caso di giudizio, il rispetto delle linee guida deve essere provato dal medico, ma tale prova non impedisce al giudice di valutare discrezionalmente, il caso specifico. Non sussiste una equivalenza obbligatoria tra rispetto delle linee guida e comportamento incolpevole del medico.

La giurisprudenza, ha chiarito che le linee guida possono rappresentare uno strumento utile di accertamento ma non costituiscono regole cautelari sia perché prive della prescrittività necessaria, sia perché troppo variabili da soggetti diversi.

Le linee guida possono essere definite, come direttive di comportamento clinico elaborate sulla base dell’ osservazione statistica di una classe di casi omogenei. Pertanto è prevista l’elaborazione delle buone pratiche da parte di società scientifiche iscritte in un apposito elenco istituito e regolamentato dal Ministero della Salute e inserite nel Sistema nazionale per le linee guida (SNLG). Viene assicurata così piena conoscibilità dei protocolli medici da applicare garantendo anche l’effettivo e reale accreditamento scientifico delle società che li elaborano.


Videointervista concessa in esclusiva alla Non Solo Meeting
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