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L’UE approva il tenofovir per il trattamento dell’epatite B

La Commissione Europea ha concesso l’autorizzazione all’immisione in commercio per tenofovir alafenamide (Vemlidy®) per il trattamento dell’infezione da virus dell’epatite cronica B

La Commissione Europea ha recentemente approvato il  tenofovir alafenamide (TAF) con il dosaggio di 25 mg/die per il trattamento dell’infezione cronica da virus dell’epatite B (HBV) in adulti e adolescenti di età superiore ai 12 anni e con peso corporeo di almeno 35 kg.

L’approvazione  segue il parere positivo espresso nel novembre 2016 dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA).

TAF rappresenta una versione “migliorata” di tenofovir disoproxil fumarato (TDF) da molti anni utilizzato con ottimi risultati nei pazienti con infezione cronica da HBV. Tuttavia l’uso a lungo termine di TAF in alcuni casi poteva determinare effetti collaterali renali e ossei.

TAF è un nuovo profarmaco mirato del tenofovir che ha dimostrato un’efficacia antivirale simile a quella di Viread® (tenofovir disoproxil fumarato, TDF) 245 mg, ma a un decimo della dose. I dati mostrano che TAF può essere somministrato a un dosaggio più basso, con una minore concentrazione plasmatica di tenofovir in quanto vanta una maggiore stabilità plasmatica e permette di rilasciare in modo più efficiente tenofovir negli epatociti rispetto a TDF. Grazie a una ridotta esposizione a tenofovir, nel corso degli studi clinici TAF è stato associato a un miglioramento dei parametri di sicurezza renale e ossea rispetto a TDF.

Per tale ragione può essere impiegato ad una dose più bassa, il che implica che vi sia meno tenofovir nel sangue e nelle cellule tubulari renali. Proprio perché con TAF è possibile ridurre l’esposizione dell’organismo a tenofovir, TAF si associa ad un miglioramento dei parametri laboratoristici di funzione renale e ossea rispetto a TDF, e ciò si traduce in una migliore sicurezza e tollerabilità per i pazienti.

«Trattandosi della prima nuova terapia per l’epatite cronica B approvata in Europa dopo quasi un decennio, questa decisione segna un passo avanti nella gestione di una malattia progressiva e potenzialmente fatale, da cui sono affetti 13 milioni di persone in Europa – ha dichiarato Pietro Lampertico, responsabile del dipartimento di Gastroenterologia ed Epatologia presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano nel corso di un recente convegno – Con l’invecchiamento dei pazienti, il trattamento di una malattia cronica come l’epatite B può presentare numerose sfide, e i miglioramenti dei parametri di sicurezza ossea e renale dimostrati da TAF rispetto a TDF fanno di questa molecola un’importante nuova opzione terapeutica per i pazienti».

L’approvazione del  TAF in Europa si è basata sui dati di due studi internazionali di fase 3 di 48 settimane ciascuno (Studio 108 e Studio 110) che hanno complessivamente coinvolto 1.298 soggetti adulti con infezione cronica da HBV sia naive al trattamento che già trattati.

Lo Studio 108 ha randomizzato 425 pazienti HBeAg-negativi a ricevere TAF o TDF; lo Studio 110 ha randomizzato 873 pazienti HBeAg-positivi a ricevere TAF o TDF.

In particolare, nello studio 108 sono stati trattati con TAF o TDF 425 pazienti HBeAg-negativi, mentre nello studio 110 sono stati trattati con TAF o TDF 873 pazienti HBeAg-positivi.

Entrambi gli studi hanno soddisfatto il loro endpoint primario di non inferiorità a TDF, in base alla percentuale di pazienti con epatite cronica B con livelli plasmatici di HBV DNA inferiori a 29 UI/ml alla settimana 48 di terapia. I pazienti nei bracci di trattamento con TAF hanno anche registrato tassi numericamente più elevati di normalizzazione dei livelli sierici di alanina aminotransferasi (ALT).

Entrambi gli studi hanno dimostrato che TAF e TDF sono ben tollerati dai pazienti; il tasso di sospensione dovuta a eventi avversi è stato rispettivamente pari all’1 e all’1,2%.

Gli eventi avversi più comuni riportati con entrambi i trattamenti sono stati diarrea, vomito, nausea, dolore addominale, distensione addominale, flatulenza, affaticamento, cefalea, capogiri, rash cutaneo, prurito, aumento della ALT e artralgia.

Sebbene la valutazione dell’endpoint primario sia stata effettuata alla 48°settimana di trattamento, alla 72° settimana, con il trattamento continuato con TAF, sono state mantenute sia la soppressione virale sia le risposte biochimiche e sierologiche.

La valutazione della sicurezza ha incluso le analisi effettuate sia alla 48°settimana  sia alla 72°settimana  di trattamento (durata mediana dell’esposizione: 88 settimane), e gli endpoint di sicurezza hanno incluso sia i cambiamenti rispetto al basale della densità minerale ossea a livello dell’anca e della colonna vertebrale, sia i cambiamenti rispetto al basale della creatinina sierica e del eGFR (velocità stimata di filtrazione glomerulare), due indicatori chiave della salute del rene. In entrambi gli studi, alla 48° e alla 72° settimana le variazioni dei parametri di sicurezza renali e ossei si sono dimostrati più favorevoli per i gruppi ni trattamento con TAF.

Il TAF (Vemlidy®) è stato approvato dalla US Food and Drug Administration il 10 novembre 2016 per il trattamento dell’infezione cronica da HBV negli adulti con malattia epatica compensata, e dal Ministero della salute, del lavoro e degli affari sociali giapponese il 19 dicembre 2016 per la soppressione della replicazione virale nei pazienti con epatite cronica B con evidenza di replicazione del virus dell’epatite B e con funzionalità epatica anomala.


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